Intelligenza artificiale e wealth management: la sfida è trasformare l’innovazione in valore
3 Luglio 2026 – L’industria del wealth e asset management è attraversata da una tensione strutturale tra standardizzazione e personalizzazione, in un contesto di crescente complessità operativa. Cattaneo (Bnp Paribas): “L’intelligenza artificiale è un abilitatore di scalabilità, ma deve essere supportata da infrastrutture solide”
- Cattaneo (Bnp Paribas): “La sfida non è solo personalizzare i servizi per la distribuzione o per il cliente finale, ma anche accelerare il time to market attraverso l’utilizzo di soluzioni che incorporano l’Ai”
- Secondo Gianbattista Geroldi di Objectway, l’integrazione dell’Ai dovrebbe essere affrontata come parte di un percorso evolutivo strutturato
L’industria del wealth e asset management si trova di fronte a due direttrici apparentemente divergenti. Da un lato, una necessità di standardizzazione e sicurezza. Dall’altro, una crescente domanda di soluzioni personalizzate. È quello che Gianbattista Geroldi, ceo Italia di Objectway, definisce un vero e proprio “paradosso dell’efficienza operativa”: l’aumento dei volumi, l’espansione delle basi clienti e la crescente articolazione dell’offerta rendono sempre più difficile sostenere la crescita senza un ripensamento delle infrastrutture. È in questo contesto che si inserisce l’esperienza di Bnp Paribas – Securities Services, raccontata da Andrea Cattaneo, head of Italy, Switzerland & Iberia intercettato da The Signal.
Dall’internalizzazione all’esternalizzazione
“Fino al decennio scorso, per una banca come la nostra, il making era il leitmotiv”, ricorda Cattaneo. “Negli ultimi anni abbiamo evoluto l’approccio, andando alla ricerca di partner che fossero in grado di essere più agili in merito alle tematiche tecnologiche e specialmente sullo sviluppo e l’integrazione dell’intelligenza artificiale – per affrontare un mercato in continua e rapida trasformazione”. Da qui il rafforzamento della partnership con Objectway, avviata oltre 10 anni fa e progressivamente estesa: la piattaforma realizzata ha abilitato un’espansione del business istituzionale lungo due direttrici: da un lato, l’aumento dei volumi; dall’altro, l’ampliamento delle soluzioni per i clienti, in particolare nel segmento della distribuzione retail.
“Oggi la sfida non è solo personalizzare i servizi per la distribuzione o per il cliente finale, ma anche accelerare la messa a terra delle evoluzioni e garantirne la scalabilità, che ha implicazioni dirette anche sul piano economico”, osserva Cattaneo. In questo contesto, l’intelligenza artificiale, applicata ai modelli esistenti, può diventare un abilitatore. “Da un lato velocizza i processi e ne aumenta la flessibilità, dall’altro consente di mantenere il livello di personalizzazione richiesto dalla clientela. Ma deve poggiarsi su basi molto solide”, spiega l’esperto. Secondo Geroldi, l’integrazione dell’Ai dovrebbe essere affrontata come parte di un percorso evolutivo strutturato. “In questa prospettiva, il passaggio è verso l’utilizzo di agenti di intelligenza artificiale, capaci di operare in modo autonomo”, afferma l’esperto. “Ma ciò è sostenibile solo se si poggia su fondamenta operative solide e scalabili: piattaforme end-to-end in grado di coprire l’intera catena del valore dei servizi sui fondi, dai servizi di banca depositaria all’amministrazione e al transfer agent. Modelli operativi e servizi adattabili ai diversi contesti e mercati diventano quindi elementi chiave per accompagnare la crescita e permettere, in modo concreto, l’adozione di soluzioni basate sull’Ai”.
L’evoluzione del modello di servizio
Guardando all’evoluzione del modello di servizio, Cattaneo sottolinea infine come l’obiettivo non sia più soltanto l’efficienza dell’asset servicing tradizionale, ma la costruzione di un’infrastruttura in grado di evolvere nuovi segmenti di crescita, con particolare riferimento al risparmio gestito. In questa direzione si inserisce anche il tema delle gestioni patrimoniali, indicate come uno dei prossimi fronti di sviluppo più rilevanti in Italia. “C’è un tema di progressivo adeguamento del modello delle gestioni patrimoniali locali rispetto a quanto osservato in altri mercati più maturi, come gli Stati Uniti, dove i modelli di advisory evoluta sono già ampiamente sviluppati e consolidati. Si tratta di un approccio che va oltre il puro risparmio gestito tradizionale focalizzato sulla distribuzione di soluzioni di investimento ma integra – per una determinata fascia di clientela private e ultra wealth – soluzioni più trasversali che includono prodotti di private market, assicurativi, risparmio previdenziale e amministrato, consentendo il vero salto di qualità dal punto di vista strategico”.
Oggi la sfida non è solo personalizzare i servizi per la distribuzione o per il cliente finale, ma anche accelerare la messa a terra delle evoluzioni e garantirne la scalabilità, che ha implicazioni dirette anche sul piano economico.
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